Friday September 10th 2010

Le basi dell'assembly e del debugging su unix

Con questo articolo diamo un’occhiata a quelle che sono le principali tecniche di debugging in ambito unix per capire meglio il funzionamento del linguaggio assembly.

Due sono i principali strumenti impiegati per questo genere di operazioni:
- Objdump è un tool che viene utilizzato per esaminare i file binari compilati
- Gdb è un debugger per seguire passo-passo il flusso dei programmi compilati

Tramite questi programmi è facile interrogare i registri presenti nella CPU per visualizzarne il contenuto e capire come viene allocata la memoria. Nel nostro esempio ho adottato una classica architettura Intel i386, presente nella maggior parte dei pc. In questo ambiente i principali registri con i quali la CPU lavora sono i seguenti:

EAX: accumulatore
ECX: contatore
EDX: dati
EBX: base
EIP: puntatore alla istruzione successiva
ESP: puntatore della fine dello stack
EBP: puntatore al frame corrente
SPF: riporta EBP al valore precedente
ESI: indice di origine
EDI: indice di destinazione

Per effettuare le interrogazioni adotteremo il comando x, che sta appunto per examine, specificando anche come visualizzare l’output del registro esaminato:

x/x = esamina in esadecimale
x/o = esamina in ottale
x/u = esamina in decimale senza segno
x/d = esamina in decimale
x/s = esamina in stringa
x/i = esamina un istruzione

Inoltre digitando un numero subito dopo lo slash è possibile specificare quanti byte interrogare. Ricordo che ogni lettera ASCII corrisponde ad un byte (ad esempio la lettera “A” corrisponde 0×41 scritto in esadecimale).

Analizziamo ora il nostro primo programma in C firstprog.c:

#include
int main()
{
  int i;
  for (i=0; i < 10; i++)
  {
    printf("Hello, world!\n");
  }
  return 0;
}

Questo programma non fa altro che stampare 10 volte di seguito la stringa “Hello world”. Tale codice anche se risulta molto semplice e banale, è tuttavia utile a capire in prima battuta il funzionamento dell’assembly. Procediamo dunque con la compilazione:

# gcc -g firstprog.c -o firstprog

Ora che abbiamo l’eseguibile passiamo all’analisi con gdb:

# gdb -q ./firstprog
(gdb) set dis intel
(gdb) list
1       #include
2
3       int main()
4       {
5         int i;
6         for (i=0; i < 10; i++)
7         {
8           printf("Hello, world!\n");
9         }
10        return 0;
(gdb)

Con l’opzione -q evitiamo di stampare banner inutili, mentre con l’opzione set dis intel abbiamo un output dell’assembly molto più leggibile.
Proseguiamo disassemblando il main e dando una prima occhiata alla locazione della memoria:

(gdb) disassemble main
Dump of assembler code for function main:
0x080483c4 :    lea    ecx,[esp+0x4]
0x080483c8 :    and    esp,0xfffffff0
0x080483cb :    push   DWORD PTR [ecx-0x4]
0x080483ce :   push   ebp
0x080483cf :   mov    ebp,esp
0x080483d1 :   push   ecx
0x080483d2 :   sub    esp,0x14
0x080483d5 :   mov    DWORD PTR [ebp-0x8],0x0
0x080483dc :   jmp    0x80483ee
0x080483de :   mov    DWORD PTR [esp],0x80484d0
0x080483e5 :   call   0x80482f4
0x080483ea :   add    DWORD PTR [ebp-0x8],0x1
0x080483ee :   cmp    DWORD PTR [ebp-0x8],0x9
0x080483f2 :   jle    0x80483de
0x080483f4 :   mov    eax,0x0
0x080483f9 :   add    esp,0x14
0x080483fc :   pop    ecx
0x080483fd :   pop    ebp
0x080483fe :   lea    esp,[ecx-0x4]
0x08048401 :   ret
End of assembler dump.

Questo output ci mostra la traduzione della funzione main del nostro programma in assembly. Ad un primo sguardo è possibile capire la sintassi: locazione della memoria in esadecimale: operatore registro destinazione, registro d’origine. Tuttavia in questo momento nessun registro risulta visualizzabile, proprio perchè ancora  il programma non è stato effettivamente lanciato. Poniamo dunque break al main, lanciamo l’eseguibile e analizziamo i registri:

(gdb) break main:
Breakpoint 1 at 0x80483d5: file firstprog.c, line 6.
(gdb) run
Starting program: ./firstprog
 
Breakpoint 1, main () at firstprog.c:6
6         for (i=0; i < 10; i++)
(gdb) i r
eax            0xbfe3fc04       -1075577852
ecx            0xbfe3fb80       -1075577984
edx            0x1      1
ebx            0xb800bff4       -1207910412
esp            0xbfe3fb50       0xbfe3fb50
ebp            0xbfe3fb68       0xbfe3fb68
esi            0x8048420        134513696
edi            0x8048310        134513424
eip            0x80483d5        0x80483d5
eflags         0x200286 [ PF SF IF ID ]
cs             0x73     115
ss             0x7b     123
ds             0x7b     123
es             0x7b     123
fs             0x0      0
gs             0x33     51
(gdb) i r eip
eip            0x80483d5        0x80483d5

In particolare analizziamo il registro l’eip, il quale punta alla prossima istruzione da eseguire, analizzando la memoria sulla quale sta puntando. Entrambi i comandi mostrano lo stesso output proprio perchè effettivamente stiamo effettuando la stessa richiesta.

(gdb) x/x 0x80483d5
0x80483d5 :    0x00f845c7
(gdb) x/x $eip
0x80483d5 :    0x00f845c7
(gdb) x/i $eip
0x80483d5 :    mov    DWORD PTR [ebp-0x8],0x0

Inoltre aggiugendo il numero 6 prima della i di instruction possiamo vedere le 6 successive istruzioni.

(gdb) x/6i $eip
0x80483d5 :    mov    DWORD PTR [ebp-0x8],0x0
0x80483dc :    jmp    0x80483ee
0x80483de :    mov    DWORD PTR [esp],0x80484d0
0x80483e5 :    call   0x80482f4
0x80483ea :    add    DWORD PTR [ebp-0x8],0x1
0x80483ee :    cmp    DWORD PTR [ebp-0x8],0x9

A questo punto si vede come al registro puntato di eip c’è una DWORD PTR [ebp-0x8],0×0. Tale operazione significa che il valore zero viene allocato alla locazione ebp – 8 ossia 0xbfff7d10 che al momento contiene 0xb7febf50:

(gdb) i r ebp
ebp            0xbfff7d18       0xbfff7d18
(gdb) x/x $ebp - 8
0xbfff7d10:     0xb7febf50

Nella successiva locazione di memoria, ossia all’indirizzo 0x80483dc è presente un salto incondizionato jmp alla locazione 0x80483ee. Verifichiamo, proseguendo di una istruzione nexti, che l’eip successivo sia proprio quello:

(gdb) nexti
0x080483dc      6         for (i=0; i < 10; i++)
(gdb) i r eip
eip            0x80483dc        0x80483dc
(gdb) x/i $eip
0x80483dc :    jmp    0x80483ee

Infatti, ora l’eip contiene un salto incondizionato jmp.
Guardiamo adesso le successive 10 istruzioni:

(gdb) x/10i $eip
0x80483dc :    jmp    0x80483ee
0x80483de :    mov    DWORD PTR [esp],0x80484d0
0x80483e5 :    call   0x80482f4
0x80483ea :    add    DWORD PTR [ebp-0x8],0x1
0x80483ee :    cmp    DWORD PTR [ebp-0x8],0x9
0x80483f2 :    jle    0x80483de
0x80483f4 :    mov    eax,0x0
0x80483f9 :    add    esp,0x14
0x80483fc :    pop    ecx
0x80483fd :    pop    ebp

Da questo listato si vede non troppo facilmente per i newbe come viene effettuato il ciclo for.
Inizialmente viene fatto un salto incondizionato sulla locazione 0x80483ee, nella quale viene effettuata una compare cmp, la quale dice che se il il numero presente alla locazione ebp – 8, dove precedentemente era stato inizializzato 0, è minore o uguale di 9 allora esegue l’istruzione successiva jle che risulta essere apppunto un salto condizionato, proprio per via della compare, all’istruzione 0x80483de. Siccome risulta vera, 0 è minore o uguale di 9, rinizia il ciclo.

Nel momento in cui risulterà falsa, ossia ebp – 8 vale 10, allora non effettuerà il salto e continuerà con l’istruzione successiva.

Ora controlliamo proprio che ebp – 8 sia 0 e che quindi jle faccia il salto condizionato

(gdb) x/i $ebp - 8
0xbfff7d10:     add    BYTE PTR [eax],al
(gdb) x/x 0xbfff7d10
0xbfff7d10:     0x00000000
(gdb) x/d 0xbfff7d10
0xbfff7d10:     0
(gdb) print $ebp - 8
$2 = (void *) 0xbfff7d10
(gdb) x/x $2
0xbfff7d10:     0x00000000
(gdb) x/d $2
0xbfff7d10:     0

Sia con il metodo print che analizzando con x/x direttamente sulla locazione di memoria, che con x/d lo visualizziamo in decimale, controlliamo che ha valore 0 e che quindi il jle ha condizione positiva per effettuare il salto.

Ora invece cerchiamo di capire cosa fanno le altre operazioni. Analizzando la locazione 0x80483de è presente un’istruzione che essenzialmente muove il valore dell’indirizzo 0x80484d0 nell’indirizzo esp. Verifichiamo quindi cosa contiene l’indirizzo 0x80484d0:

(gdb) x/x 0x80484d0
0x80484d0:      0x6c6c6548
(gdb) x/6cb 0x80484d0
0x80484d0:      72 'H'  101 'e' 108 'l' 108 'l' 111 'o' 44 ','
(gdb) x/s 0x80484d0
0x80484d0:       "Hello, world!"

Notiamo che contiene il valore 0x6c6c6548 che codificato in ASCII corrisponde ad “Hello,” infatti tramite l’opzione c effettua la codifica di ogni singolo byte in ASCII mentre con s converte proprio tutta la stringa.

Per ultimo l’istruzione alla locazione 0x80483ea non fa altro che incrementare di uno il valore all’interno di ebp – 8, la quale poi viene poi controllata dal salto condizionato.

Giusto per completare il discorso, procediamo con diversi nexti fino alla fine del del ciclo for ossia quando l’ebp – 8 contiene il valore 10. Infine controlliamo che l’eip punta all’uscita del ciclo:

(gdb) x/d 0xbfff7d10
0xbfff7d10:     10
(gdb) i r eip
eip            0x80483ee        0x80483ee
(gdb) x/10i $eip
0x80483ee :    cmp    DWORD PTR [ebp-0x8],0x9
0x80483f2 :    jle    0x80483de
0x80483f4 :    mov    eax,0x0
0x80483f9 :    add    esp,0x14
0x80483fc :    pop    ecx
0x80483fd :    pop    ebp
0x80483fe :    lea    esp,[ecx-0x4]
0x8048401 :    ret
0x8048402:      nop
0x8048403:      nop
(gdb) nexti
0x080483f2      6         for (i=0; i < 10; i++)
(gdb) i r eip
eip            0x80483f2        0x80483f2
(gdb) nexti
10        return 0;
(gdb) i r eip
eip            0x80483f4        0x80483f4

Possiamo vedere dall’output come appunto l’eip punta 0x80483f4 e non più 0x80483de come nei precedenti casi, confermando appunto l’uscita dal ciclo for.

Bene ora che abbiamo appreso i concetti base del debugging immaginate cosa potrebbe capitare se un attaccante riesca a sovrascrivere l‘eip facendolo puntare ad una locazione di memoria arbitraria a lui congeniale!

Buon degugging a tutti.

Montare samba sul file system

Potrebbe essere necessario nelle varie configurazioni di dover montare sul proprio hd delle macchine remote con samba.
Ad esempio personalmente ho avuto la necessità di farlo per poter utilizzare delle macchine remote con VMware. Quindi per caricare la macchina è necessario dargli il file vmx che appunto risiede nel file system remoto.

Per far questo ho dovuto quindi montarlo tramite il comando:

# mkdir /mnt/samba
# mount -t smbfs -o username=xxxx,password=yyyy //z.z.z.z/directory_condivisa /mnt/samba/

Per renderlo eseguibile ad ogni avvio della macchina, evitando così di scriverlo ogni volta, basta semplicemente aggiungere in /etc/fstab la seguente riga:

//z.z.z.z/mldonkey /mnt/samba smbfs username=xxxxx,password=yyyy 0 0

Inoltre non dimentichiamoci di aprire la 445 del nostro firewall.
Se abbiamo pf basta semplicemente aggiungere la seguente regola:

pass in quick on $int inet proto tcp from $my_net to any port $smb flags S/SA keep state

Dove $int è l’interfaccia di rete, fxp0 nel mio caso, $my_net è la mai rete dalla quale voglio che sia possibile passare mentre $smb è appunto la porta.

Installare Nessus su BackTrack 4

Ora che BackTrack 4 è basata su Ubuntu, installare pacchetti aggiuntivi è un’operazione facile e veloce. Vediamo come installare Nessus.

Dapprima è necessario collegarsi a nessus.org ed effettuare la registrazione; dopo di che scarichiamo i due pacchetti .deb:

- Nessus-3.2.1-ubuntu804_i386.deb
- NessusClient-3.2.1.1-ubuntu804.i386.deb

Rispettivamente il server e il client dell’applicazione.

Prima di installarli però controlliamo di avere i seguenti pacchetti. Nel dubbio, procediamo comunque con apt:

# apt-get install libqt4-core libqt4-gui libqtcore4 libqt4-network libqt4-script libqt4-xml libqt4-dbus libqt4-test libqtgui4 libqt4-svg libqt4-opengl libqt4-designer libqt4-assistant

Ora installiamo i due pacchetti precedentemente scaricati:

# dpkg --install Nessus-3.2.1-ubuntu804_i386.deb
# dpkg --install NessusClient-3.2.1.1-ubuntu804.i386.deb

Una volta terminate le installazioni, sulla macchina server procediamo alla creazione del certificato e dell’utente che effettuarà l’accesso:

# /opt/nessus/sbin/nessus-mkcert
# /opt/nessus/sbin/nessus-adduser

Durante la creazione del certificato, andrà benissimo utilizzare le opzioni di default segnalate.

A questo punto non ci rimane che registrare il prodotto per poter aggiornare i plugin di Nessus. Vi sono due alternative: la versione a pagamento (circa $1,200) oppure quella free.
Una volta ottenuta la chiave possiamo registrare Nessus tramite il comando:

# /opt/nessus/bin/nessus-fetch --register [chiave]

Se tutto è andato a buon fine, possiamo lanciare l’applicazione:

# /etc/init.d/nessusd start
# /opt/nessus/bin/NessusClient

L’interfaccia che ci troviamo di fronte risulta essere semplice e intuitiva. Cliccando su “connect” e successivamente su “edit” possiamo definire l’hostname, la porta (di solito la 1241) l’username e la password con i quali accedere al server. Effettuata la connessione, nella parte sinistra possiamo definire il target (range o ip singolo) da scansire mentre in quella destra definiamo la politica della scansione (come le opzioni, i plugin ecc..).

Infine per aggiornare i plugin alle ultime versioni disponibili, basta semplicemente digitare:

# /opt/nessus/sbin/nessus-update-plugins -v

Buona scansione a tutti.

Riferimenti pdf_install pdf_configure

Installare BackTrack 4 beta su hard disk

Vediamo come installare la nostra BT4 beta sull’ HD.

Avviamo il dvd e dopo aver caricato la tastiera italiana “loadkeys it” prepariamo l’HD per l’installazione creando 3 partizione primarie:

/dev/sda1 --> /boot
/dev/sda2 --> swap
/dev/sda3 --> /

Ovviamente lo spazio dipende da quanto abbiamo libero nel nostro hd. Tuttavia 128M, 1024M e 10G rispettivamente dovrebbe andare.
Possiamo fare questo sia con “fdisk /dev/sda” che con “cfdisk“, ricordandoci di mettere il type 82 allo swap e il bootable alla /boot.

Ora non ci resta che seguire questi comandi:

root@bt:~# mke2fs /dev/sda1
root@bt:~# mkswap /dev/sda2
root@bt:~# swapon /dev/sda2
root@bt:~# mkreiserfs /dev/sda3
root@bt:~# mkdir /mnt/bt
root@bt:~# mount /dev/sda3 /mnt/bt/
root@bt:~# mkdir /mnt/bt/boot
root@bt:~# mount /dev/sda1 /mnt/bt/boot
root@bt:~# cp --preserve -R /{bin,dev,home,pentest,root,usr,boot,etc,lib,opt,sbin,var} /mnt/bt/
root@bt:~# mkdir /mnt/bt/{mnt,tmp,proc,sys}
root@bt:~# chmod 1777 /mnt/bt/tmp/
root@bt:~# mount -t proc proc /mnt/bt/proc
root@bt:~# mount -o bind /dev /mnt/bt/dev/
root@bt:~# chroot /mnt/bt/ /bin/bash

Configuriamo il boot loader lilo editando il file /etc/lilo.conf come segue:

lba32
boot=/dev/sda
root=/dev/sda3
 
# bitmap=/boot/sarge.bmp
# bmp-colors=1,,0,2,,0
# bmp-table=120p,173p,1,15,17
# bmp-timer=254p,432p,1,0,0
# install=bmp
 
# delay=20
 
prompt
timeout=50
 
# map=/boot/map
 
vga=0x317
 
image=/boot/vmlinuz
label="BT4"
read-only
initrd=/boot/splash.initrd
append=quiet

Facendo bene attenzione alle partizioni di root e di boot.

A questo punto modifichiamo il file /etc/fstab elimando i mount inutili come segue:

/dev/sda3 / reiserfs defaults 0 0 # AutoUpdate
/dev/sda2 none swap sw 0 0
proc /proc proc defaults 0 0 # AutoUpdate
sysfs /sys sysfs defaults 0 0 # AutoUpdate
devpts /dev/pts devpts gid=5,mode=620 0 0 # AutoUpdate
tmpfs /dev/shm tmpfs defaults 0 0 # AutoUpdate

Infine salviamo le modifiche di lilo:

root@bt:/# lilo -v

Ora usciamo dal filesytem chrootato e rebootiamo la macchina!!

root@bt:/# exit
exit
root@bt:~# reboot

Se tutto è andato per il verso giusto avrete la vostra BT4 beta installata e funzionante.
Buon pen testing a tutti.

Riferimenti pdf

Vmware gira sulla 902

Se vi dovesse capitare di installare una vmware server su una macchina windows e dovete poi accedervi da un player esterno: ricordatevi di configurare il firewall!

Il classico errore che compare è il seguente:

errore

Per porre rimedio basta andare nelle impostazioni del firewall e aggiungere un’eccezione indicando la 902 come numero di porta:

firewall

OpenBSD: Masterizzare da Shell

Per masterizzare con openBSD è necessario avere installati i seguenti pacchetti:

  • cdrecord
  • mpg321
  • mkisofs
  • growisofs

Questi pacchetti di solito sono già presenti con l’installazione di default. Tuttavia è possibile recuperarli presso il repository ufficiale oppure nei rispettivi siti che supportano il progetto.

Per prima cosa è necessario individuare il device che utilizzeremo per masterizzare.

#cdrecord -scanbus

Di norma su openBSD il device è /dev/rcd0c. Per controllare che sia quello giusto digitiamo:

#eject /dev/rcd0c
#eject -t /dev/rcd0c
#cdrecord dev=/dev/rcd0c driveropts=help -checkdrive

I primi due comandi servono per aprire e chiudere il lettore cd/dvd mentre il terzo fornisce info sul device. Eccone un esempio:

Cdrecord-Clone 2.01 (i386-unknown-openbsd4.3) Copyright (C) 1995-2004 Jörg Schilling
scsidev: '/dev/rcd0c'
devname: '/dev/rcd0c'
scsibus: -2 target: -2 lun: -2
Using libscg version 'schily-0.8'.
Device type    : Removable CD-ROM
Version        : 0
Response Format: 2
Capabilities   :
Vendor_info    : 'HL-DT-ST'
Identifikation : 'DVDRAM GSA-H42L '
Revision       : 'SL00'
Device seems to be: Generic mmc2 DVD-R/DVD-RW.

Ora che abbiamo individuato il device passiamo alle masterizzazioni.

A) Masterizzare una distribuzione DVD .iso

growisofs -speed=4 -dvd-compat -Z /dev/rcd0c=PATH_dvd.iso

B) Masterizzare una distribuzione CD .iso

cdrecord -v -eject speed=8 dev=/dev/rcd0c PATH_cd.iso

C) Masterizzare un CD AUDIO

Se abbiamo dei file .mp3 e il nostro lettore legge solamente l’estensione .wav dobbiamo convertirli:

for i in *.mp3; do mpg321 --stereo "$i" -w $(echo $i | tr "mp3" "wav"); done;

Ora non rimane che masterizzare i .wav:

cdrecord dev=/dev/rcd0c -eject speed=2 -pad -audio *.wav

D) Masterizza un CD MP3

Se invece vogliamo creare un cd mp3 dovremmo prima di tutto creare una iso:

mkisofs -J -o mp3.iso /home/cartella_dove_sono_gli_mp3

Dopo di che masterizzarla:

cdrecord dev=1,0,0 speed=16 -eject mp3.iso

OpenBSD WARNING: / was not properly unmounted

Di solito quando mi capitava un warning del genere, era consuetudine riavviare la macchina.
Al boot successivo OpenBSD eseguiva un check in automatico dell’hard disk e tutto andava a buon fine. Di solito questo warning mi capitava quando per svariati motivi staccavo l’hard disk dalla scheda madre.
Ma questa volta mi sono trovato ad una cosa del genere:

automatic boot in  progtress: starting file system cheks.
 /dev/rwd0c: file system is clean; not cheking
 1366448 DUP I=329986
 /dev/rwd0c: UNEXPECTED INCONSISTENCY; RUN fsck_fss MANUALLY.
 THE FOLLOWING FILE SYSTEM HAD AN UNEXPECTED INCONSISTENCY:
 fss: /dev/rwd0c /
 Automatic file system chek failed; help!
 Enter pahtname of shell or RETURN for sh:

L’output riportato sopra non è quello esatto ma una copia ritrovata in rete, tuttavia è utile per capire che genere di errore mi sono trovato davanti.
Per risolvere questo inghippo è bastato semplicemente premere enter e indicare il tipo di shell, nel mio caso ho adottato la classica “vt200″. Dopo di che è bastato eseguire il seguente comando e riavviare la macchina.

# fsck -fy

Windows 7 e la classica schermata blue

Come da copione Windows 7 ci mostra di nuovo la famosa schermata blue che ha reso celebri Windows 95 e Windows 98.

Con il tasto destro facciamo “Personalize –> Window Color”.

Ora e’ possibile modificare la grandezza delle finestre (proprio come nell’immagine).

windows7

Non appena si eccede il valore “999” eccoci di fronte di nuovo alla schermata blue!

Ecco un bel video che ne mostra il funzionamento:





Inoltre per ottenere il medesimo risultato è possibile anche killare il processo “csrss.exe“.

Ssh brute force bloccato con pf e regole di filtering su OpenBSD

Poco tempo fa stavo stavo dando un occhiata ai miei log e mi sono subito accorto di un attacco brute force sulla porta ssh.

#tail /var/log/authlog

Dec 26 19:22:31 maxbsd sshd[12620]: Failed password for root from 218.23.105.25 port 45219 ssh2
Dec 26 19:22:31 maxbsd sshd[13293]: Received disconnect from 218.23.105.25: 11: Bye Bye
Dec 26 19:22:35 maxbsd sshd[6301]: reverse mapping checking getaddrinfo for 25.105.23.218.broad.static.hf.ah.cndata.com [218.23.105.25] failed - POSSIBLE BREAK-IN ATTEMPT!
Dec 26 19:22:35 maxbsd sshd[6301]: Failed password for root from 218.23.105.25 port 45474 ssh2
Dec 26 19:22:35 maxbsd sshd[2351]: Received disconnect from 218.23.105.25: 11: Bye Bye
Dec 26 19:22:39 maxbsd sshd[3801]: reverse mapping checking getaddrinfo for 25.105.23.218.bro

Per eliminare questo genere di attacchi possiamo:

  • Abilitare ssh in modo che dopo 3 tentativi sbagliati cada la connessione
  • Inserire una regola in pf in modo che non accetti più di 3 connessioni contemporaneamente dallo stesso Ip, per poi bannarlo in una blacklist
  • Creare uno script in modo che legga l’ip dell’attaccante dai log e lo inserisca nella blacklist.

Per risolvere il primo punto è sufficiente modificare il file di configurazione di ssh, sshd_config, decommentando l’opzione:

# nano /etc/ssh/sshd_config

MaxAuthTries 3

Per il secondo punto è necessario definire una tabella che contenga gli ip bloccati (la nostra blacklist). Dunque editiamo il file di configurazione di pf che si trova in /etc/pf.conf:

#nano /etc/pf.conf

table  persist file "/etc/spammers"

Ora invece scriviamo la regola in modo che non accetti più di 3 connessioni contemporaneamente dallo stesso Ip e lo inserisca nella blacklist:

int="fxp0"
ssh_limit="(max-src-conn-rate 3/30, overload  flush global)"
pass in log quick on $int inet proto tcp from any to $int port ssh flags S/SA keep state $ssh_limit

Infine per il terzo punto è sufficiente creare uno script, ssh_block_attack, come il seguente, in modo che legga il file di log e metta in blacklist l’indirizzo ip che ha sbagliato la password o l’username:

# nano /root/ssh_block_attack

#!/bin/sh
 
while read mm dd hms localhostname sshd word1 word2 word3 word4 host1 host2 rest;
do
if [ "$word1 $word2 $word4" = "Invalid user from" ]; then
data=`date`
pfctl -t spammers -T add $host1
echo "Aggiunto $host1 a spammers il $data" >> /root/ssh_log
 
elif [ "$word1 $word2 $word3 $host1" = "Failed password for from" ]; then
pfctl -t spammers -T add $host2
echo "Aggiunto $host2 a spammers il $data" >> /root/ssh_log
fi
done

Per lanciarlo avvio dandogli in pasto il log da monitorare aggiungiamo questa riga in /etc/rc.local .

tail -f /var/log/authlog | sh ssh_block_attack &

Infine se vogliamo vedere la tabella degli ip bloccati è necessario utilizzare questo comando

pfctl -t spammers -T show

Ovviamente per non saturare la nostra macchina ogni tanto andrebbe svuotata:

pfctl -t spammers -T delete indirizzo_ip

Hello world!

Questo è il mio primo post ;-)

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rEvol ha detto

Non so se conosci questo Read the post

manzotti ha detto

Tranqui anch'io ho riscritto gli script e automatizzato il tutto. Quando ho appena un po' più di tempo libero aggiorno Read the post

rEvol ha detto

Ciao, grandioso!! Ho preso gli script e li ho raffinati un attimo con un pò di controllo dell'input..ora è possibile Read the post

Fabio ha detto

Ciao: io ho comprato da un paio di mesi il Mod Telesystem TS 9000 +card. Funziona Niente da dire... mà se non hai un Read the post

clshack ha detto

Almeno però, firefox, le password le salva criptate :D a differenza di chromium o altri, dove salvano le password nel Read the post